Anestesia Locale

anestetico prima fase dell'endodonzia
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Ultima modifica 17 Gennaio 2026

Anestesia locale ed anestetici locali

L’anestesia locale durante un intervento odontoiatrico è indicata non solo perché elimina un fatto biologicamente negativo come l’esperienza dolorosa, ma anche perché sopprime un’attività somatica automatica o riflessa che influisce negativamente sull’intervento limitando o riducendo il campo operatorio.

Anestesia locale:

Si definisce “anestesia locale” la perdita della sensibilità di un determinato distretto corporeo, senza che vi sia perdita di coscienza.

In ambito odontoiatrico si definiscono “anestesie locali” le metodiche che consentono di indurre ad un distretto corporeo una perdita di sensibilità mirata e circoscritta, oltre che transitoria e reversibile.

 

I farmaci utilizzati nella pratica clinica sono definiti “anestetici locali”.

Anestetici Locali:

Le 6 principali caratteristiche degli anestetici locali:

1 – Non deve essere irritante per i tessuti limitrofi;

2 – Non deve ledere in modo permanente le fibre nervose;

3 – Deve avere una bassa tossicità per l’organismo;

4 – Deve avere una durata d’azione sufficiente a consentire il completamento dell’intervento;

5 – Deve consentire il recupero in un tempo sufficientemente breve dopo l’intervento;

6 – Deve essere sterile.

Tecnica operativa in anestesia locale

Rapporto tra operatore e paziente: 

Per molti pazienti sottoporsi all’iniezione dell’anestetico locale rappresenta l’evento più angoscioso di tutta la “seduta odontoiatrica”.

Spesso è opportuno valutare l’utilità di somministrare farmici ansiolitici (es.Valium).

Va instaurata una adeguata comunicazione verbale con il paziente per spiegargli le procedure necessarie per la somministrazione dell’anestetico.

Scelta dello strumentario: 

Le caratteristiche costruttive dell’ago sono fondamentali per consentire l’esecuzione di un’anestesia locale indolore.

E’ opportuno prima di procedere all’iniezione, far scorrere all’indietro su una garza sterile l’apice dell’ago per verificare l’assenza di attriti sulla trama della garza.

Un ago monouso preserva l’affilatura solo per una o massimo due sedi di iniezione, se occorrono ulteriori iniezioni è conveniente sostituire l’ago.

Il calibro dell’ago non costituisce un fattore importante nel determinismo del dolore intra e post operatorio, purché vengano utilizzati aghi di calibro uguale od inferiore a 25 Gauge (circa mezzo millimetro di diametro).

Tecnica di minimizzazione del trauma: 

7 accorgimenti per ottenere un’esecuzione dell’anestesia locale atraumatica e perciò indolore:

1 – Con un tampone imbevuto di clorexidina si procede alla disinfezione dei tessuti molli sede di iniezione;

2 – Applicare, immediatamente prima dell’iniezione, dell’anestetico per contatto;

3 – Stirare i tessuti spostabili (labbro, guance, pavimento della bocca ecc) immediatamente prima dell’iniezione per evitare che l’ago li solleciti eccessivamente nella fase di penetrazione;

4 – L’introduzione dell’ago in tessuti aderenti come la mucosa del palato e la gengiva propria (gengiva che aderisce in maniera fissa agli alveoli, ha un colore tendenzialmente più chiaro) deve essere preceduta dall’applicazione per circa un minuto di una pressione energica con un tampone;

5 – La penetrazione dell’ago deve essere effettuata lentamente e sequenzialmente facendo precedere la progressione dell’ago dalla deposizione di alcune gocce di anestetico;

6 – Di fondamentale importanza è la deposizione lenta della dose di anestetico, tale precauzione riduce il trauma meccanico indotto nei tessuti da un aumento improvviso di volume del liquido introdotto. Si considera ottimale impiegare due minuti per depositare il contenuto di liquido anestetico di una tubofiala (1,8 ml).

7 – La retrazione dell’ago al termine dell’iniezione va effettuata molto lentamente.