
Ultima modifica 17 Gennaio 2026
Traumi dentali dei denti permanenti
I traumi dentali rappresentano un evento frequente che riguarda non solo i bambini ma anche le persone adulte. La letteratura riporta dati contradditori sulla loro frequenza, imputabili alla scarsa attendibilità nella raccolta dei dati anamnestici.
A differenza della dentizione decidua (denti da latte), per cui non sono riportate differenze di frequenza tra maschi e femmine, durante la dentizione mista (denti decidui e permanenti insieme) e permanente si apprezza un aumento dell’incidenza nel genere maschile con un rapporto pari circa al doppio.
L’età scolare (6-14 anni) determina un aumento della traumatologia dentale è imputabile alla pratica degli sport, dopo i 14 anni le cause sono prevalentemente rappresentate dall’uso di mezzi di locomozione con incidenti stradali. I traumi dentali possono interessare sia gli elementi dentari e i loro tessuti di sostegno sia i tessuti molli.
In età adulta si aggiungono gli incidenti sul lavoro, le cadute accidentali, gli episodi di violenza o legati a manovre di emergenza in ospedale durante interventi in anestesia generale (intubazione).
I denti più spesso coinvolti sono quelli del settore frontale superiore: incisivi centrali superiori 79% incisivi laterali superiori 14% incisivi inferiori 6% canini superiori 1%
La posizione dei denti del mascellare superiore costituisce una causa anatomica che favorisce le lesioni di origine traumatica, così come una malocclusione (denti non correttamente posizionati) caratterizzata da un eccessivo avanzamento dell’arcata superiore rispetto all’inferiore.
Le lesioni traumatiche possono essere dovute ad un trauma diretto o indiretto, ovvero quando la forza si esercita direttamente sulla sede del trauma o quando la forza si esercita a distanza e determina, indirettamente, un danno.
La visita è un momento cruciale nella fase diagnostica e terapeutica delle lesioni traumatiche e per questo è imprescindibile un rapporto di fiducia con lo specialista a cui ci si rivolge. Sarà dunque di primaria importanza in questa fase fornire allo specialista tutte le informazioni legate allo stato di salute, alla presenza di segni e sintomi riconducibili al trauma e, nel caso esistano e si abbiano a disposizione, indagini radiografiche precedenti il trauma.
In particolare, i dati da riferire in maniera dettagliata devono riguardare:
come il trauma si è verificato
dove il trauma si è verificato
quando il trauma si è verificato
L’ispezione inizia generalmente a livello dei tessuti extraorali (ferite, cicatrici, labbra, frammenti di denti o corpi estranei) e successivamente intraorali (tumefazioni di gengive, mucose, osservazione dei denti). E’ importante permettere allo specialista di osservare tempestivamente e con attenzione i denti, così da poter rilevare la presenza di fratture della parte visibile del dente (corona) e non visibile (radice) mediante test della palpazione e percussione dei denti interessati.
Sono parte integrante della prima visita gli esami radiografici (da eseguire dopo l’evento traumatico), il test di sensibilità mediante stimoli elettrici o termici; è essenziale sottolineare che i risultati di questi test non sono dirimenti a breve distanza dall’episodio traumatico e che saranno da ripetere a distanza nel tempo per confermarne o meno i risultati ottenuti. Inoltre, gli esami fotografici che ritraggono i denti interessati, permetteranno di valutare nel tempo l’evoluzione del trauma; a tale proposito è importante che le fotografie vengano scattate con una inquadratura ed un ingrandimento tale da rendere possibile il confronto.
Traumi dentali – Trauma senza danni apparenti ad un elemento dentario: cosa fare?
Recarsi immediatamente dal proprio odontoiatra di riferimento, il quale esaminerà clinicamente, mediante esami strumentali e radiografici il dente interessato. Tale elemento dentario dovrà essere controllato periodicamente per valutarne la vitalità.
Un dente traumatizzato senza danni apparenti può riportare nel tempo la necrosi della polpa dentale con l’insorgenza di problematiche quali:
calcificazione
infezione periradicolare o granuloma
riassorbimenti radicolari interni, esterni
anchilosi
Un segno che può far pensare alla necrosi della polpa dentale è la discromia, ossia il cambiamento di colore dell’elemento dentario traumatizzato. Altro segno da non sottovalutare è la comparsa di una lesione puntiforme di colore giallastro in corrispondenza della gengiva: tali lesioni generalmente regrediscono da sole per poi ricomparire periodicamente. E’ fondamentale sottolineare che tali complicanze possono insorgere anche a distanza di molti anni e richiedono un intervento specialistico.
Cosa si intende per calcificazione?
Per calcificazione si intende l’obliterazione dello spazio endodontico (lo spazio che occupa il nervo del dente), dovuta ad apposizione di tessuto duro mineralizzato. In alcuni casi le calcificazioni possono essere anche totali, quindi i denti traumatizzati devono sempre essere tenuti sotto controllo clinico e radiografico per valutare un eventuale intervento tempestivo.
Cosa si intende per infezione periradicolare o granuloma?
Una carie profonda o un trauma possono portare ad infiammazione ed infezione con conseguente necrosi della polpa dentaria. La polpa dentaria, definita a volte, semplicisticamente, nervo del dente, in realtà è un tessuto connettivo contenente arterie, vene, terminazioni nervose e cellule connettivali.
L’infezione, dall’interno del dente, può propagarsi fino al di fuori dell’apice della radice dentaria determinando una “infezione periradicolare”. L’infezione periradicolare provoca lesioni definite come ascesso, granuloma, cisti con conseguente distruzione dell’osso circostante. L’unica terapia per la risoluzione del problema è un’adeguata devitalizzazione (trattamento endodontico) del dente interessato, che prevede l’eliminazione della causa dell’infezione.
Il riassorbimento radicolare interno è grave come quello esterno?
Il riassorbimento della radice dentaria può verificarsi lungo le pareti del canale radicolare (riassorbimento interno) o sulla superficie esterna della radice (riassorbimento esterno).
La prognosi dei riassorbimenti interni è molto buona, soprattutto se la diagnosi è stata fatta precocemente. La terapia d’elezione è un’adeguata devitalizzazione.
Il riassorbimento esterno è più grave rispetto a quello interno e può richiedere oltre alla devitalizzazione convenzionale (per via ortograda) un intervento chirurgico che prevede la chiusura del difetto con materiali biocompatibili.
Un discorso a parte deve essere fatto per i riassorbimenti con anchilosi e sostituzione, in questo caso infatti, i processi riassorbitivi non si arrestano una volta rimossa la causa scatenante, ma si avrà la progressiva sostituzione da parte dell’osso dei tessuti duri dentali.
Un dente in anchilosi è da estrarre?
Con il termine “anchilosi” si definisce la perdita del legamento parodontale che normalmente circonda la radice. In questo caso l’osso è a diretto contatto con la struttura radicolare e si ha come risultato l’anchilosi dento-alveolare. Quando avviene l’anchilosi si verifica inevitabilmente una graduale sostituzione dei tessuti duri del dente con osso circostante e in questo caso si parla di riassorbimento con sostituzione. L’anchilosi può essere diagnosticata radiograficamente con la perdita della lamina dura, in questo caso il dente è da tenere sotto osservazione.
Traumi dentali – Trauma con danni alla corona del dente (la parte di dente emergente dalla gengiva): cosa fare?
Recarsi immediatamente da uno specialista di riferimento, come un Endodontista*, il quale esaminerà clinicamente e radiograficamente l’elemento dentario interessato dal trauma.
*L’endodontista si occupa della terapia dell’endodonto, ossia lo spazio interno del dente che contiene la polpa dentaria. I principali interventi riguardano i trattamenti canalari per denti con polpa necrotica o in gangrena, devitalizzazioni di denti compromessi da carie profonda o traumi, pulpotomie, apicificazioni, incappucciamenti della polpa ed interventi di endodonzia chirurgica.
Se il trauma ha interessato solo i tessuti della corona del dente, senza esposizione della polpa dentale, si provvederà o alla ricostruzione della parte mancante con materiali estetici o al reincollaggio dei frammenti dentali fratturati se questi saranno stati correttamente conservati.
Se il trauma ha interessato i tessuti duri con esposizione della polpa si provvederà diversamente, ovvero:
- Se il dente traumatizzato, non è completamente formato, presentando un apice aperto o immaturo (la radice non ha completato lo sviluppo) si ricorrerà ad una procedura che stimola la crescita della rimanente parte della radice (apecificazione) mediante materiali biocompatibili e bioinduttivi. In alternativa, si procederà alla devitalizzazione della sola parte di frammento residuo (pulpotomia).
- Se il dente traumatizzato presenta un apice chiuso o maturo si provvederà alla devitalizzazione con ricostruzione della parte mancante di corona con un materiale estetico.
- Se il trauma ha causato una separazione della corona dalla radice si provvederà a collocare la parte coronale fratturata (se conservata) nella giusta posizione e si effettuerà un bloccaggio o splintaggio.
In tutti questi casi il dente sarà tenuto sotto controllo clinicamente e radiograficamente nel tempo, così da monitorare eventuali complicanze o controllare l’evoluzione dello sviluppo della radice nel caso di un dente non completamente formato.
Trauma con avulsione ossia espulsione del dente dall’alveolo: cosa fare?
Il dente deve essere maneggiato con cura e non deve essere pulito, deve essere conservato nella saliva (in bocca) o nel latte a lunga conservazione o in soluzione fisiologica.
Recarsi immediatamente dal proprio odontoiatra di riferimento, il quale, se lo ritiene opportuno, provvederà, dopo averlo deterso con soluzione fisiologica ad introdurlo nuovamente nell’alveolo e a stabilizzarlo con uno splintaggio flessibile per 1-3 settimane. Il dente poi richiederà eventuali controlli clinici e radiografici nel tempo. Tali denti richiedono, nel tempo, il trattamento endodontico ovvero la devitalizzazione.
Trauma con lussazione dentaria, ossia il dente si è spostato dopo un trauma: cosa fare?
Recarsi da un Endodontista di riferimento, il quale esaminerà clinicamente e radiograficamente l’elemento dentario interessato. Si provvederà poi al normale riposizionamento dell’elemento dentario interessato e ad uno splintaggio per circa 1-3 settimane. Seguiranno poi controlli clinici e radiografici periodici.
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