
Ultima modifica 6 Ottobre 2026
Mal di denti: quale antinfiammatorio prendere e quando non basta
Quando arriva il mal di denti, per prima cosa si apre l’armadietto dei medicinali. È una reazione ragionevole: il dolore dentale è fra i più intensi e, in attesa della visita, un farmaco può renderlo gestibile.
Non tutti i farmaci però agiscono allo stesso modo sul dolore dentale, e alcuni possono essere assunti da tutti.
Spieghiamo qui di seguito quali molecole funzionano e perché, chi deve evitarle, quali errori sono frequenti e quali segnali indicano che il farmaco non basta più.
In questo articolo parleremo solo di farmaci. Per i rimedi non farmacologici da adottare nell’attesa abbiamo un articolo dedicato; se il dolore è in corso adesso e cerchi assistenza immediata, la pagina sull’emergenza odontoiatrica spiega come contattarci.
Le informazioni che seguono hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico o del farmacista. Non contengono indicazioni di dosaggio: per quelle fanno fede il foglietto illustrativo e la prescrizione.
Perché il mal di denti risponde male ai farmaci comuni
Il dolore dentale ha una caratteristica che lo distingue da altri tipi di dolore: nella maggior parte dei casi nasce da un processo infiammatorio all’interno di uno spazio chiuso e non espandibile. La polpa del dente è racchiusa in un involucro rigido, e quando si infiamma la pressione non ha dove scaricarsi. È il motivo per cui il dolore da pulpite è così intenso, pulsa, peggiora da sdraiati e spesso non risponde a un comune analgesico.
Questo spiega anche perché, in odontoiatria, i farmaci con azione antinfiammatoria sono generalmente più efficaci di quelli con sola azione analgesica.
Le cause possono essere diverse (carie profonda, pulpite, ascesso, pericoronite di un dente del giudizio, frattura, infiammazione gengivale) e ciascuna richiede un trattamento specifico che nessun farmaco può sostituire.
Le trovi descritte nell’articolo sul mal di denti improvviso.
I farmaci più usati per il dolore dentale
I FANS: ibuprofene, ketoprofene, naprossene
Sono antinfiammatori non steroidei. Agiscono sul processo infiammatorio che genera il dolore, non solo sulla percezione del dolore stesso: per questo sono generalmente i più indicati nel dolore dentale di origine infiammatoria, come quello da pulpite, pericoronite o infiammazione gengivale.
Le tre molecole hanno profili leggermente diversi per rapidità d’azione e durata dell’effetto. Alcune confezioni sono acquistabili senza prescrizione medica, altre no.
Il paracetamolo
Non è un antinfiammatorio ma un analgesico: agisce sul dolore senza intervenire sull’infiammazione. Nel dolore dentale di intensità lieve o moderata può essere sufficiente, e resta l’opzione di riferimento per chi non può assumere FANS per problemi gastrici, terapie anticoagulanti, gravidanza o allattamento, sempre previo parere medico.
Come si sceglie fra i due
In linea generale, quando il dolore ha una componente infiammatoria evidente (gonfiore, pulsazione, peggioramento in posizione sdraiata) il FANS tende a essere più efficace. Quando il dolore è moderato o quando esistono controindicazioni ai FANS, il paracetamolo è la scelta più prudente.
L’associazione fra le due categorie è una pratica adottata in ambito odontoiatrico per il dolore di intensità maggiore, ma non è una decisione da prendere autonomamente: va concordata con il medico o con il dentista, perché dipende dalle condizioni della singola persona e dalle altre terapie in corso.
Chi non deve assumerli
Sebbene gli antinfiammatori e il paracetamolo siano generalmente sicuri per la maggior parte delle persone, esistono alcune controindicazioni per l’uso di questi farmaci. Non dovrebbero essere assunti da persone che:
- Sono allergiche all’ibuprofene, al naprossene, al ketoprofene, al paracetamolo o ad altri FANS.
- Hanno una storia di ulcera gastrica o sanguinamento gastrointestinale (per i FANS).
- Soffrono di insufficienza renale o epatica grave.
- Sono in gravidanza, in particolare durante il terzo trimestre (per i FANS).
- Sono in trattamento con farmaci anticoagulanti o altri farmaci che possono interagire con gli antinfiammatori.
Se assumi già farmaci per altre condizioni, segnalalo sempre al dentista prima di prendere qualsiasi antidolorifico: le interazioni fra FANS e altre terapie sono frequenti e non sempre evidenti.
Effetti collaterali
Gli antinfiammatori e il paracetamolo possono causare alcuni effetti collaterali, soprattutto se assunti per periodi prolungati o a dosi elevate. Gli effetti collaterali più comuni degli antinfiammatori includono disturbi gastrointestinali, mal di testa, vertigini, aumento della pressione sanguigna, ritenzione idrica e reazioni allergiche cutanee. Il paracetamolo può causare effetti collaterali quali nausea, mal di testa, eruzioni cutanee e, in rari casi, problemi al fegato.
In caso di comparsa di effetti collaterali, è importante consultare il dentista o il medico per valutare se sia necessario interrompere il trattamento o sostituire il farmaco con un altro. Ricordate sempre di seguire le indicazioni del dentista riguardo al dosaggio e alla durata del trattamento con antinfiammatori e antidolorifici.
Cinque errori frequenti
Aumentare la dose perché il dolore non passa. Se la dose indicata non è sufficiente, il problema non si risolve raddoppiandola: significa che il processo infiammatorio è più esteso e serve un intervento sulla causa.
Superare le dosi aumenta soltanto il rischio di effetti avversi.
Appoggiare la compressa sulla gengiva. È una pratica ancora diffusa, in particolare con l’aspirina. L’acido acetilsalicilico a contatto diretto con la mucosa provoca un’ustione chimica dei tessuti, che aggiunge un problema al problema. I farmaci vanno assunti per via orale.
Prendere l’antibiotico avanzato da una terapia precedente. L’antibiotico non è un antidolorifico e non agisce sul dolore. Ha senso solo in presenza di un’infezione batterica e solo su prescrizione: assumerlo autonomamente ritarda la diagnosi e contribuisce all’antibiotico-resistenza.
Ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato agli antibiotici in odontoiatria.
Usare il farmaco di un familiare. Attenzione ai dosaggi diversi e alle controindicazioni: ciò che va bene per un’altra persona può non andare bene per voi.
Continuare per giorni senza andare dal dentista. È l’errore più comune e il più costoso. Il farmaco toglie il sintomo, la causa continua a progredire. Un dolore che scompare non significa che il problema si sia risolto: in alcuni casi la cessazione del dolore indica che la polpa è andata in necrosi, e la situazione sta peggiorando in silenzio.
Quando il farmaco non basta
Alcune situazioni indicano che il problema ha superato la fase in cui un antidolorifico può essere utile, e richiedono una valutazione in tempi brevi:
- il dolore non si riduce affatto dopo l’assunzione del farmaco
- il dolore torna prima che sia trascorso l’intervallo fra una dose e l’altra
- compare gonfiore del viso, della guancia o sotto la mandibola
- compare febbre
- diventa difficile aprire la bocca o deglutire
Gli ultimi tre sono segnali che l’infezione si sta estendendo oltre il dente, e in questo caso la priorità non è più il controllo del dolore.
Come contattarci in caso di urgenza 
Casi particolari
In gravidanza e allattamento. I FANS hanno controindicazioni che variano a seconda del trimestre, particolarmente nel terzo. Qualsiasi assunzione va concordata con il ginecologo o con il medico curante. Il mal di denti in gravidanza è frequente e non va sopportato in silenzio: esistono soluzioni sicure, e la visita odontoiatrica in gravidanza è raccomandata.
Nei bambini. Le formulazioni pediatriche sono diverse per concentrazione e modalità di somministrazione. I farmaci per adulti non si somministrano ai bambini in dose ridotta: va sentito il pediatra.
Prima di un intervento odontoiatrico. Se è già in programma una visita o un intervento, segnalate al dentista quali farmaci avete assunto e quando. Alcune molecole interferiscono con la coagulazione e questa informazione cambia la pianificazione.
Un antinfiammatorio serve a rendere il dolore gestibile fino alla visita. Non cura la carie, non risolve l’ascesso, non guarisce la pulpite.
Se lo stai prendendo da più di due giorni e il dolore persiste, è consultare il dentista per stabilire perché il dente fa male.
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